di Chiara Anastasi, allieva del master “Il lavoro editoriale” 2025
231.000. È il record di presenze al Salone del Libro 2025, un dato che mostra l’importanza della dimensione collettiva della lettura. Dopo la pandemia la cultura ha riaperto le sue porte, e il pubblico ha risposto con entusiasmo e partecipazione.
Curare ogni aspetto di queste esperienze condivise è il mestiere di chi organizza rassegne, fiere e festival letterari, una professione che si declina in molte forme differenti per scala, obiettivi e modalità di coinvolgimento. Le fiere sono soprattutto eventi commerciali, il cui scopo principale è quello di vendere e acquistare libri, mentre i festival si strutturano in primo luogo attorno a un programma culturale, a occasioni di incontro tra autori/autrici e pubblico; i soggetti culturali come i circoli, invece, organizzano reading, gruppi di lettura e attività culturali continuative, creando comunità che condividono la passione per la lettura in modo più intimo e costante.
Per approfondire come si costruisce ognuna di queste esperienze ho intervistato tre professioniste che lavorano ad alcune delle più importanti manifestazioni sulla letteratura in Italia. Ho chiesto loro quale ruolo ricoprono e come si declina nel dettaglio, come funzionano organizzazione e tempi delle realtà in cui operano, e quali sono le competenze chiave per chi vuole intraprendere queste professioni, simili per alcuni aspetti e al tempo stesso diverse per natura e finalità.
Salone del Libro
Francesca Mancini è coordinatrice dell’ufficio stampa e responsabile degli eventi speciali al Salone Internazionale del Libro di Torino. Nei giorni della fiera, oltre a monitorare le uscite stampa e gestire le pubbliche relazioni con diversi stakeholders, supervisiona alcuni degli eventi di cui ha curato l’organizzazione e che si svolgono al Bosco degli scrittori, al Palco esterno e alla Pinacoteca Agnelli. Il Salone, infatti, è sempre più un produttore diffuso di contenuti di valore, e ciò assume particolare rilevanza soprattutto con partner e sponsor. Il loro sostegno è fondamentale, e una parte importante del lavoro di Mancini è dialogare con questi attori, capirli, trovare spazi comuni per dare loro il giusto valore senza tradire l’identità del Salone. Alcuni dei progetti da lei curati sono Andata e racconto con Ferrovie dello Stato e Un libro tante scuole insieme a Intesa San Paolo e Gallerie d’Italia.

Il lavoro dietro al Salone dura tutto l’anno: da settembre l’ufficio commerciale cura il rapporto con gli editori che lo popoleranno; da gennaio vengono messi a terra pianta e programma, e da febbraio inizia l’intenso lavoro di comunicazione verso l’esterno, a partire dalla conferenza stampa di lancio del tema e della copertina dell’edizione. In costante sottofondo la comunicazione social, le attività di ufficio stampa e l’acquisto spazi sui media e nei luoghi fisici, la costruzione di eventi dedicati alla letteratura insieme ai territori.
Le risorse necessarie a un lavoro collettivo di questo tipo sono dunque molte: trenta persone per i contenuti, a cui si aggiungono lo staff tecnico e logistico, per un totale di circa settanta, fino ad arrivare a cinquecento professionisti/e durante i meravigliosi giorni del Salone del Libro.
Fondazione Circolo dei lettori
Dal 2006 in Piemonte esiste un centro culturale dinamico e innovativo, la Fondazione Circolo dei lettori. Carola Messina si occupa del programma della sua sede torinese, dai cicli tematici alle presentazioni di libri, delle collaborazioni con festival e premi, e di alcune esterne della Fondazione come al Museo delle Scienze, o il programma collaterale alle mostre fotografiche di Gallerie d’Italia a Torino. Coordina poi il settore dedicato ai bandi europei, che insieme a quelli locali e nazionali e ai contributi della Regione Piemonte e di altre fondazioni sono fondamentali per la gestione dell’ente.

In questo lavoro, racconta Messina, i tempi sono variabili. Per le presentazioni editoriali il programma mensile viene chiuso il mese precedente, ma molte attività, come festival o cicli tematici che prevedono più appuntamenti, necessitano di un lavoro più lungo, spesso di mesi. A occuparsene è l’ufficio programmazione della Fondazione, composto da quattro persone che curano tutti i programmi delle sedi e le attività esterne, mentre i festival hanno dei curatori dedicati che lo staff interno supporta. Essere in team permette di fare tesoro delle specifiche conoscenze, interessi e studi di ciascuno/a, per allargare lo sguardo e il pubblico di riferimento, coinvolgendone anche uno giovane. Ciò richiede di mettersi in discussione, per aprire il Circolo a nuovi temi e attività, in uno sforzo continuo di equilibrio per mantenere la sua identità: promuovere la lettura, il confronto e l’approfondimento.
La grande invasione
L’ultimo contributo è quello di Federica Antonacci, figura chiave dell’organizzazione de La grande invasione – Festival della lettura. Il suo ruolo prevede molteplici compiti: supporto all’ideazione del programma, punto di contatto tra gli ospiti e lo staff che gestisce l’organizzazione logistica (pernottamenti, transfer, pasti), coordinamento delle attività di raccordo tra autori/case editrici e festival, dalla scelta degli interpreti alla relazione con la libreria che gestisce il bookshop.

Il lavoro ricomincia appena finisce un’edizione. Partendo dagli esiti di quella conclusa si inizia a pensare a ciò che ha funzionato meglio, confermando alcuni appuntamenti (il festival ha una struttura fissa di lezioni al mattino e eventi divulgativi il pomeriggio) e ragionando su possibili evoluzioni e nuovi ospiti da coinvolgere. La costruzione del programma vero e proprio inizia da gennaio, raccogliendo le proposte degli editori e domandando loro la disponibilità di libri o autori desiderati.
A tal proposito, gli ultimi due anni hanno visto l’allargamento de La grande invasione prima ad Aosta e poi anche a Chieri (TO). Questo ci riporta al punto iniziale, cioè l’entusiasmo del pubblico e delle amministrazioni territoriali, da cui è nata la richiesta di replicare una formula felice e di successo. Gestire un festival diffuso non è semplice, ma lo staff è ormai rodato e riesce a costruire il programma e spostare gli ospiti in modo funzionale. Si svolge tutto negli stessi giorni, e questo consente di creare eventi di livello e ottimizzare i costi. Il risultato è un clima vivace che, anche grazie a una comunicazione efficace, coinvolge il pubblico giusto.
E quindi, come si fa a intraprendere questa professione?
A Mancini, Messina e Antonacci abbiamo chiesto quali fossero le competenze necessarie per chi vuole avvicinarsi a questa professione. Le risposte sono state chiare e puntuali: saper lavorare in team e per priorità, creatività, fantasia, precisione, attitudine alla relazione e all’organizzazione, capacità di scrittura, conoscenza profonda del mondo letterario (leggere tanto, informarsi sulle case editrici, non solo sul piano editoriale ma anche sui ruoli all’interno delle strutture) e delle istituzioni culturali del territorio in cui si opera, aggiornarsi attraverso media tradizionali e non, per captare temi di interesse e cogliere ciò che accade attorno a sé. È un lavoro che si apprende sul campo con umiltà e pazienza, dedicandosi con cura alla manifestazione viva e partecipe della lettura.


