Di Giulia Ros, allieva del master “Il lavoro editoriale” 2025
Poco più di 52.000 abitanti. Nella regione più a est d’Italia. Meno conosciuta rispetto alla romantica Trieste, che vanta un folgorante affaccio sul mare Adriatico, o all’elegante Udine, crocevia di culture mitteleuropee e fautrice della tradizione friulana. Nonostante lo scenario si prospettasse poco propizio, i numeri hanno ribaltato l’esito di una scommessa casuale, pressoché temeraria, che oggi tutti gli addetti ai lavori e soprattutto noi, che questa città la viviamo 365 giorni l’anno, aspettano con frizzante eccitazione: il Festival di Pordenonelegge. Con presenze da fare invidia alle più longeve manifestazioni letterarie nazionali, l’evento che ogni settembre ricopre di un fitto mantello giallo ogni via, monumento, negozio o piccola bottega del centro di Pordenone non manca mai di stupire chi con i libri ci lavora, ci vive, si salva. In un contesto in cui i primi grandi festival, fiere e saloni dedicati al libro iniziavano a tratteggiarsi su una struttura organizzativa solida e un’intenzione precisa, la commistione di varie forze professionali e amministrative del circuito pordenonese, sostenute dall’entusiasmo dei commercianti, dai cittadini e dallo stuolo salvifico delle centinaia di giovani volontar* (chiamati, legittimamente, “Angeli”) che – a ogni edizione – accompagnano e orientano i visitatori, ha saputo ricavare, con Pordenonelegge, un format individuale e individuabile per far dialogare gli autori con i lettori.
Giunto alla sua 26esima edizione quest’anno, la direttrice della Fondazione Pordenonelegge, Michela Zin, si è offerta di tirare le fila di questo festival culturale che nel 2024 ha riunito 600 autori e 130.000 spettatori in un totale di 351 incontri spalmati su cinque giorni nelle 43 sedi messe a disposizione dal comune di Pordenone e da 13 comuni della provincia. Nonostante già dal 1990, e per quasi i dieci anni successivi, fu collaudato un primo tentativo di avvicinare pubblico e professionisti editoriali alla città con la Pordenone Edit Expo, un salone del libro circoscritto ai padiglioni fieristici cittadini, fu l’intuizione della Camera di Commercio di portare gli editori fuori dalla fiera e dentro la città – forte dell’esperienza positiva del neonato Festivaletteratura di Mantova – che nel 2000 attribuì a Pordenonelegge la veste che oggi tutti conosciamo. Con il coinvolgimento di Gian Mario Villalta e Alberto Garlini nel comitato artistico un paio di anni dopo, il festival iniziò a prendere la forma di un bacino artistico-culturale pensato per il territorio, e non solo nel territorio, concepito non più soltanto per gli autori ma anche dagli autori: entrambi i curatori sono infatti loro stessi scrittori e, perciò, poterono condividere esperienze personali e formule di successo (ma anche di insuccesso) collezionate nelle altre manifestazioni letterarie. Quello che era iniziato come un appuntamento di tre giornate votato soprattutto a piccole realtà editoriali del Triveneto, raggiunse rapidamente le dimensioni di un evento di richiamo nazionale, fino a consolidarsi nel 2013 in una vera e propria Fondazione culturale che, ad oggi, opera su più fronti: quello divulgativo, con il Festival di Pordenonelegge, ma anche Martedìpoesia, Leggiamo Oggi, GeoGrafie; quello formativo per i giovani, con le numerose collaborazioni nelle scuole, i concorsi, e per gli adulti con il Premio Pordenonelegge Poesia, o ancora Esordi, una competizione destinata a esordienti in opere poetiche.
Potendo contare su un ventaglio di appuntamenti collaterali che si dilata attraverso dodici mesi, la programmazione del Festival è frutto di una ricerca, lettura e interrogazione continua su tematiche e autori che animano il dibattito socio-culturale contemporaneo e sono individuati dal Comitato Artistico, che con loro instaura un primo contatto diretto. Una volta confermate le presenze, la macchina organizzativa della Fondazione si attiva per delineare con sbalorditiva accuratezza gli incontri, i dettagli delle trasferte (compresi hotel, trasporti, ecc.), gli spostamenti interni – insomma, tutto ciò che in gergo alberghiero definiremmo hospitality – per ciascuno delle centinaia di scrittori e scrittrici coinvolti nella manifestazione. Senza distinzione tra connazionali o esteri, tra Premi Nobel o esordienti. D’altronde, lo slogan di Pordenonelegge è «festa del libro con l’autore», perciò è fondamentale assicurarsi che gli ospiti si presentino, innanzitutto: per fare questo li si accompagna (anche letteralmente) fino al fulcro dell’evento. Nei pochi mesi che separano il Salone del libro di Torino – spartiacque per le uscite in libreria di settembre – e la conferenza stampa di presentazione del Festival di inizio luglio, la Fondazione Pordenonelegge compone circa il 90% del programma, compresa la selezione di moderatori e moderatrici pescati da un ampio serbatoio di collaborazioni collaudate o nuove proposte (talvolta suggerite dagli invitati stessi): giornalisti locali o di testate nazionali affezionate, ma anche nuovi volti social, come book blogger e book influencer. Si comincia dagli autori internazionali, da quelli più celebri, più corteggiati, dalla cui penna scaturiscono pezzi rari di annosa produzione, che per ragioni logistiche necessitano di essere confermati molto presto, e a cascata si incasellano le novità del mercato tra quelle proposte da tutte le case editrici che a Pordenone trovano liberamente voce – il format è infatti generalista.
Senza disattendere il progetto originario, dopo oltre venticinque anni Pordenonelegge continua a raccogliere editori grandi e medio-piccoli, di stampo nazionale o circoscritte realtà territoriali – queste ultime ospitate in una mostra mercato dedicata a Palazzo Montereale Mantica – che, combinandosi e incentivandosi a vicenda nelle cinque giornate del festival, influenzano quel groviglio multiforme e ibrido che è il pubblico di lettori italiani. L’edizione 2024 ha registrato 21.000 libri venduti: si riuscirà a confermare la controtendenza nel 2025?


