voci del verbo ritornare • online

Voci del verbo ritornare

a cura di Giorgio Vasta

QUANDO:
12-15-19-22 maggio 2020
il martedì h 18.00-20.30

DOVE:
ONLINE

QUANTO: 
il costo è di 250 euro.

Voci del verbo ritornare

a cura di Giorgio Vasta 

 

Nei romanzi, nei racconti, nei film, nelle fiabe ci sono personaggi caratterizzati soprattutto dall’andare, altri che invece rivelano se stessi attraverso il ritornare. Come se nell’esperienza del ritorno – un movimento “a ritroso” raramente fluido, la maggior parte delle volte complesso se non tortuoso – si generasse una conoscenza delle cose più autentica, uno sguardo finalmente radicale sul mondo. Attraverso le storie di un partigiano, di un giovane ufficiale asburgico, di un professore di chimica, di un muratore toscano, di un gatto nonché di un pinguino antartico – tutti personaggi che, come nella canzone di Bruno Lauzi, si sentono soli con la loro libertà – proveremo a individuare alcuni connotati di qualcosa – avere la sensazione di passare la propria vita a non fare altro che ritornare – che non è una “semplice” circostanza ma un vero e proprio stato d’animo.

1. Il ritorno non è un fatto soltanto geografico o topologico, è anche un’attitudine (persino una mania) e uno stato d’animo. Qualcosa che prende forma sul volto di chi ritorna, un modo in cui si organizzano i lineamenti e lo sguardo. Per cominciare questo itinerario nelle narrazioni dei ritorni, osserviamo da vicino, nella letteratura e nel cinema, il primo piano di chi ritorna.

2. Immagine del ritorno è il personaggio di Ulisse. Dopo dieci anni passati in guerra, i dieci successivi trascorrono nel tentativo – contrastato e contraddittorio – di ritornare a casa. Ma come sono fatti gli ulissidi contemporanei? A quale Itaca ritornano? E ad attenderli c’è qualcuno di simile a Penelope e a Telemaco? Vale ancora, per loro – per noi -, un sentimento analogo alla nostalgia, a quel “dolore del ritorno” che connota profondamente l’eroe omerico?

3. Il ritorno, abbiamo detto, non riguarda soltanto o esclusivamente lo spazio, è semmai un modo di stare al mondo. Di prospettiva. Di “stile”. Attraverso due racconti brevi di Franz Kafka, ragioniamo sulla forma che hanno le frasi: prima in un racconto fondato sull’andare, poi in un racconto che descrive un ritorno. Delle frasi consideriamo il passo, l’andatura, le pause, gli allunghi, le insenature: lo stile, appunto.

4. Nelle narrazioni, ritornare è il momento in cui ci si rivela a se stessi. Durante il ritorno, il personaggio comprende davvero chi è. Scopre, ritornando, di essere fortuito, di essere disperso, strutturalmente straniero: addirittura – e non solo non costituisce un male ma è una vera e propria liberazione – irrimediabilmente superfluo.

5. C’è un’esperienza con la quale prima o poi abbiamo tutti a che fare. Un’esperienza descrivibile non semplicemente come il “non ritornare”, quanto come il “continuare a non ritornare”. Il lutto, per gli esseri umani, è questo: la continua percezione di qualcuno che non ritorna. Che non fa altro che non ritornare. Ci sono narrazioni che servono a questo: a dilatare e a far riverberare il non ritorno: non è detto che in questo modo si riesca a sopportarlo, si prova però a comprenderlo e a rispettarlo.

 

 

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, tradotto in diverse lingue europee), Spaesamento (Laterza 2010), Presente (Einaudi 2012). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia e, sempre con Emma Dante ed Elena Stancanelli, del film Le sorelle Macaluso (in uscita nel 2020). Collabora con “la Repubblica”, “Il Venerdì”, il “Sole 24 ore” e “il manifesto”, e scrive sul blog letterario minimaetmoralia.com. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016). Dal 2018 è direttore creativo di Book Pride. 

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