Scrivere un racconto che piacerebbe al New Yorker

a cura di Luca Ricci
15 Giugno 2019
euro 190

Dire New Yorker non significa soltanto pensare a John Cheever, Raymond Carver, Richard Yates, John Updike e a tanti altri maestri della short story che sulle pagine di quella prestigiosa rivista hanno pubblicato (e in molti casi esordito).

Significa anche e soprattutto intendere uno stile compositivo ben preciso che si può riassumere nella massima: “In un racconto breve togliere è meglio che aggiungere”. Ma che cos’è davvero un racconto? E quali evoluzioni ha subito nel corso dei secoli? E che differenze ci sono tra racconto e romanzo? Con l’aiuto delle pagine dei maestri, un percorso all’interno di una modalità che resta una delle misure classiche della letteratura.

  1. Non avrai altra struttura fuori di me (morfologia del racconto breve)
  2. Non nominare elementi extradiegetici invano (importanza della connotazione)
  3. Ricordati di santificare il Personaggio (differenza tra attante e personaggio)
  4. Onora il climax e l’anticlimax (come si costruisce e decostruisce la tensione narrativa)
  5. Non uccidere l’ambiguità (reticenza e finale aperto)

Lettura della short story Neve Fresca di Tobias Wolff

  1. Non commettere dialoghi impuri (allusività e concisione)
  2. Non rubare la tematica (case & famiglie: temi cari al minimalismo)
  3. Non dire frasi perentorie, o massime, o verità (narratori a prova di bomba: prima persona oggettiva o terza persona soggettiva)
  4. Non desiderare parole superflue (la modalità realistica, l’utilizzo di un linguaggio semplice ed essenziale)
  5. Non desiderare lo stile d’altri (il rischio del manierismo)

Lettura della short story Intimità di Richard Ford.

Quindi, per riepilogare:

Cosa:Scrivere un racconto che piacerebbe al New Yorker
Quando:Sabato 15 e domenica 16 giugno 2019
sabato h 15-19 / domenica h 10-14
Dove:Libreria Open • Viale Monte Nero 6, Milano
Quanto:190 euro
Con chi:Luca Ricci

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