Di che giardino sei?

di Giulia Imbrogno

Allieva dell’edizione 2016 del master Il lavoro editoriale

«Il giardino è un’amicizia vera». È così che Duccio Demetrio, professore di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione all’Università degli studi di Milano-Bicocca, ha iniziato il suo intervento al Salone del Libro di Torino 2016 per presentare il libro Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo (Mimesis Edizioni). È un caro amico, il giardino: gli diamo vita e lui ci dà vita, ci prendiamo cura di lui e, facendo ciò, ci prendiamo cura di noi stessi. Infatti il giardino suscita in noi non solo il desiderio di coltivarlo, sistemarlo, accudirlo, viverlo, ma anche di rappresentarlo e riprodurlo tramite la scrittura, la pittura, la fotografia… Si scrive del proprio giardino cercando di dargli ordine ed equilibrio e di farne l’unica dimora perfetta e accettabile. Il rischio è quello di vivere una vita sterile in questo microcosmo chiuso da noi creato. In nostro aiuto ecco arrivare proprio il nostro amico, il quale ci invita ad uscire dal piccolo giardino per far sì che ciò che noi abbiamo coltivato si integri con il mondo esterno e diventi in qualche modo qualcosa di pubblico. Ma Demetrio va ancora oltre trovando lo stretto legame che il giardino intrattiene, nello specifico, con la scrittura autobiografica, dandoci così anche l’occasione di autodescriverci e interpretarci. E per far ciò, alla fine del libro, Demetrio offre lo spunto per un gioco d’ascolto e di svelamento, rivolto al lettore:

  • Tra i tuoi ricordi d’infanzia c’è l’immagine di un qualche giardino? Qual è? Sapresti descriverlo? Che emozioni, sensazioni, profumi, suoni… suscita ancora nella tua memoria? Cosa rappresenta per te questo giardino?
  • Con il passaggio all’adolescenza e poi all’età adulta è cambiato il tuo modo di vivere il giardino? Ti vengono in mente altri giardini a cui sei particolarmente legato?
  • Hai mai fatto giardinaggio? Se sì: che cosa rappresenta per te questa attività? Se no: quale valore vi attribuisci, anche non avendola mai praticata?
  • Qual è, tra le quattro figure elencate di seguito, il tuo giardino ideale
    1. Il giardino sacro: luogo in cui è vietato l’accesso all’uomo e alla donna e in cui, una volta approdato per caso o in seguito a una lunga e tortuosa ricerca, sarai messo alla prova. È infatti qui, nel giardino della verità, che avverrà la tua ultima fatica: la scoperta del perché del dolore o della felicità. (Alcuni dipinti da poter guardare: C. Monet, Le Parc Monceau Ninfee; P. de Hooch, Il cortile. Musica da ascoltare: K. Penderecki, Anaklasis; J.J. Quantz, Concerto per flauto in sol maggiore. Poesie da leggere: J. Risset, Amor di lontano; R.M. Rilke, Sonetti a Orfeo.)
    2. Il giardino del rischio: è un microcosmo che cerca di contenere tutto ciò che c’è di più mirabile: artifici architettonici, giochi sfavillanti d’acqua e luce, terrazzi fioriti, scalinate di vasi, piscine di loti… È qui che o incontrerai gli abitatori regali e vivrai la più bella favola della tua vita o finirai sul patibolo per aver osato ammirare il fiore più raro. (Dipinti: P. Klee, Paysage aux oiseaux jaunes; G.-P. Seurat, Un bagno nel fiume ad Asnières. Musica: O. Respighi, Pastorale for violin and strings; F.M. Bartholdy, Sonfonia n. 4, L’italiana. Poesie: C. Baudelaire, I fiori del male; Lucrezio, La natura delle cose; W. Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate.)
    3. Il giardino magico: è un mondo con fiori incantati, uccelli e altri piccoli animali, uomini trasformati in statue e donne in piante e attraversato da stagioni senza tempo. Qui si compiono sortilegi: i passi possono non risuonare e i profumi, oltre a stordire, hanno il potere di evocare ricordi o visioni premonitrici. Qui non incontrerai famiglie regali, ma potenze invisibili che, se sarai abbastanza suddito, saranno felici di ospitarti e, forse, di renderti immortale. (Dipinti: G. Bellini, Il festino degli Dei; M.I. Antonov, Il giardino d’inverno nel Palazzo d’Inverno a S. Pietroburgo; E. Hopper, Pennsylvania Coal Town; I.F. Chruckij, Bambini che sfogliano un libro illustrato. Musica: G. Petrassi, Souffle; M. Pinkus, Quiet Place. Poesia: E. Montale, Ossi di seppia.)
    4. Il giardino del pensiero: è un sito che, da un lato, richiama il tuo impegno mentale, che sarà ripagato dal manifestarsi di fiori, frutti e ortaggi. Dall’altro stimola il tuo sguardo – nel percorrere la linea dell’orizzonte, il limite breve del muro o della siepe di cinta – a soffermarsi, chiudendo gli occhi, a meditare sulla somiglianza tra la tua propria vita e quanto, in quel momento, la circonda, sia esso un tempio, un sentiero o un’altalena immobile. (Dipinti: U. Boccioni, Chiostro; A. Mantegna, Oculo del soffitto; M. Parrish, Aquamarine; J.W. Waterhouse, The Orange Gatherers. Musica: C. Debussy, La terrasse des audience au clair de la lune. Poesie: A. Bertolucci, Fuochi di novembre; J. Risset, Amor di lontano.)

(Chi volesse rispondere – con parole, disegni, fotografie… –  può scrivere una e-mail a giuliaimbrogno@gmail.com. Il gioco non ha nessuno scopo psicologico, diagnostico o terapeutico; è un modo per riallacciare quel legame fecondo che abbiamo con i giardini e per condividere esperienze, ricordi e interrogativi legati ad essi.)

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Et voilà: torna il corso di traduzione letteraria dal francese.

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