IL CIRCOLO DEI CORSISTI ANONIMI #1 • Claudia Papaleo

Come ti chiami?

Quanto tempo è che non frequenti un corso?

Ci vuoi raccontare la tua esperienza?

Seduti intorno a un tavolo immaginario, gli ex corsisti ci raccontano le loro esperienze: gioie, dolori, speranze e obiettivi dei corsi di editoria e scrittura che hanno seguito.

#CorsistiAnonimi 1 

In transito

di Claudia Papaleo, ex corsista di Il lavoro editoriale.

Nel 2014 ho partecipato al master Il lavoro editoriale. I cinque mesi del corso sono iniziati con una frase di Marco Cassini che faceva più o meno così: «Il seme che vorrei germogliasse dentro di voi è la curiosità mista a nevrosi di di sapere sempre tutto sull’editoria che vi sta intorno: chi ha pubblicato cosa, in quale collana, perché e quando».

Da quel primo giorno io e altri undici simpatici casi umani – armati di tanta passione, tremarella, sano disagio e voglia di fare – abbiamo passato i nostri pomeriggi in quel di via della Polveriera. Il piano era di farci incontrare editor, direttori editoriali, scrittori, uffici stampa, redattori, traduttori, redattori web, agenti, organizzatori di festival, direttori commerciali, librai, e chiunque avesse intenzione di innaffiare quel seme con gli idranti. Così, di volta in volta, abbiamo barcollato, e barcollato parecchio, disorientati dalla quantità di libri, case editrici, riviste, nomi e anfratti dell’editoria che erano sfuggiti alla nostra fame di lettori compulsivi (ma con una vita sociale).

A tutta prima, al suono di parole come distribuzionesell insell out, e costi fissi, abbiamo avvertito il bisogno di sentire la voce di nostra madre e in più di un caso, quando ci veniva chiesto di impaginare con InDesign, abbiamo pensato di pagare qualcuno (decidete voi se un nerd o uno psicologo). Ci hanno gentilmente informato del fatto che per sapere chi ha pubblicato cosa, le copertine non bastano, perché dietro un solo titolo c’è tutta la gente che ho nominato poco fa, che è tanta e di rado sotto la luce dei riflettori. E qui cito un’altra docente del corso, Valentina Aversano, che ironizzando un po’, ma neanche troppo, ci disse: «Se volete lavorare nell’editoria, rimanete lettori dentro e stalker fanatici fuori».

Quei cinque mesi sono stati viscerali, penetranti, deliranti come un pezzo psichedelico che gira per trenta minuti prendendo a calci tutto il resto. Il punto è che ci hanno insegnato non solo chi c’è dietro a un libro, ma come lo si pensa, lo si tocca e lo si deve guardare con l’occhio affamato del voyeur, di chi si cala senza imbracature nel dettaglio e sa che quello che sa non è mai abbastanza, perché l’editoria è un mutante: ti rendi conto di che pasta è fatta oggi e domani si ripresenta con idiosincrasie, deformità, meraviglie e complessità incalcolabili. Soprattutto, ci hanno fatto capire che questa è una sfida eccitante, adrenalinica, per cui servono l’umiltà e la cieca spavalderia di chi si vede una porta chiusa in faccia e suona a un altro citofono attaccandoci, se necessario, un chewingum.

A questo proposito, forse, dovrei scrivere dove mi ha portato tutto questo. Ebbene, mi occupo di ufficio stampa e redazione per una casa editrice di graphic novel e narrativa che si chiama Tunué, e nel frattempo valuto dattiloscritti e collaboro a una web radio tematica, Radiolibri. Insomma, se dovessi presentarmi in due parole e riassumere quello che faccio, penso che, citando Colazione da Tiffany, direi: «Salve, sono Claudia Papaleo e sono in transito».

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