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La ragione dei matti: Paolo Nori legge e racconta al Salone del Libro di Torino 2016

di Andrea Cafarella

Allievo dell’edizione 2016 del master Il lavoro editoriale

Alle volte nel passeggio generale, frenetico e incostante, tra un caffè di primo pomeriggio, una birra di secondo pomeriggio, un bicchiere di vino di terzo pomeriggio; tra i conoscenti, le conoscenze, le file per lasciare una traccia d’autore sui libri appena acquistati e gli strambi personaggi che popolano quello spazio enorme pieno di brusio incessante; alle volte quasi ci si scorda della ragione per cui tutti, chi più chi meno, si ritrovano una volta l’anno in quella magnifica città che è Torino: leggere.

In quella lunghissima giornata durata quattro giorni, finalmente, è arrivato il momento di ricordarcelo, di prenderci un’ora per leggere, semplicemente, insieme. Perché è questo che fa Paolo Nori, con quel suo accento sbandierato e quella sua cadenza ritmica, musicale, energica. Gesticola lui, accompagnandosi le parole, la cantilena, la consapevolezza dei significati. A qualsiasi cosa stia dando vita, si tratta di un piacere semplice ma essenziale, e sceglie anche bene: sta curando in questi anni delle raccolte di brevissimi testi sul modello del Repertorio dei pazzi della città di Palermo di Roberto Alajmo, creati durante dei seminari di letteratura in diverse città d’Italia.

Sì, ha speso con piacere qualche minuto di spiegazione, un’introduzione di contesto – come una veloce lettura della quarta di copertina – poi, tra una risata e l’altra, i matti hanno attraversato la sua Voce, specifica e particolare, che ti si sedimenta un po’ dentro, ma con la semplicità e la piacevolezza di una bevuta tra amici, di una panchina al parco o di una passeggiata per le strade dove quegli stessi folli si aggirano e agiscono.

Si riferisce ai folli come una classe privilegiata, individui pieni, che solo per il fatto di esistere è importante incastonare in quelle frasi essenziali, dalla sintassi lineare, piana, ma che conservano tutta la potenza dell’oggetto di ciò che raccontano, tutto il profumo esotico della libertà.

Entrare in quella collezione di controsensi estrosissimi estrapolati dalla pagina da una vera viva voce è, finalmente, il momento del ritorno alla ragione essenziale per la quale una moltitudine di corpi e volti – che qualcuno potrebbe definire matti – sacrifica tutto, scommette tutto, svende economicamente ilproprio tempo, ammortizza le idee coi compromessi, dialoga e si esprime e, una volta l’anno, si ritrova in quella magnifica città che è Torino: leggere.

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