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readerforblind: editoria del “superfluo” e della “polvere”

readerforblind casa editrice

Fare editoria secondo noi non significa solo pubblicare libri nuovi, ma anche cercare e ritrovare opere che sono state ingiustamente dimenticate nel tempo

A cura di Alberto Paolo Palumbo, allievo del master Il lavoro editoriale, 2021.

In quest’ultimo periodo, nonostante la pandemia, sono nate realtà editoriali indipendenti molto valide come Utopia Editore, Pessime Idee e 21lettere, ma anche progetti editoriali di ampio respiro come 451, marchio di proprietà della milanese Edizioni BD dedicato alla fantascienza.

A queste si aggiunge readerforblind, casa editrice di Ladispoli, ideata da Valerio Valentini, Dario Antimi e Adria Bonanno, che – nata da una rivista – si è evoluta fino ad assumere quest’anno la fisionomia di vera e propria casa editrice. Abbiamo pensato, dunque, di scambiare qualche parola con la redazione di questa interessante realtà per conoscerla al meglio.

Nata come rivista indipendente di narrativa breve nel 2015, poi diventata collana editoriale e ora casa editrice. Questa è readerforblind, il cui percorso è simile a quello di riviste americane e inglesi diventate poi case editrici come McSweeney’s di Dave Eggers oppure Granta sotto la direzione di Bill Buford. Come siete arrivati a fondare la vostra casa editrice? Che legame ha con l’omonima rivista?

rfb: readerforblind si è evoluta nel tempo. Quando abbiamo fondato la rivista avevamo bene in mente ciò che volevamo fare: divulgare storie. Poi nel 2019 è nata una bella collaborazione con Tuga Edizioni, e insieme abbiamo dato vita a una collana editoriale tramite un contest letterario. Per noi è stata un’esperienza stimolante, che ci ha insegnato parecchio ma soprattutto ci ha fatto capire che volevamo lanciarci in una sfida ancora più grande. Così abbiamo passato l’intero lockdown del 2020 a progettare la casa editrice e la collana «le polveri».

A oggi la nostra produzione si basa soprattutto sui romanzi, ma abbiamo voluto portare avanti il nome readerforblind perché il nucleo siamo sempre noi e perché l’amore verso i racconti è lo stesso di allora. E poi, sul nuovo sito stiamo prevedendo uno spazio di tutto rispetto per la rivista, che non è morta, anzi…

Nel suo testo L’editore ideale (1925), Piero Gobetti diceva che un editore deve essere in grado di suscitare e rinvigorire dei «movimenti di idee»: che cosa significa per voi fare editoria? Come vi collocate nella realtà editoriale del nostro paese?

rfb: Fare editoria secondo noi non significa solo pubblicare libri “nuovi” ma anche cercare e ritrovare opere che sono state ingiustamente dimenticate nel tempo: romanzi, racconti, poesie di notevole caratura letteraria che per un motivo o per un altro sono state trascurate dall’industria editoriale o sono cadute nel dimenticatoio dopo un periodo di lustro.

L’obiettivo che ci siamo posti con la collana «le polveri» è proprio questo: donare nuova vita a queste gemme, farle tornare a splendere. Naturalmente alla base c’è un’attenta (e faticosa) ricerca editoriale e tanto studio. Oltre a un gruppo di professionisti che ci affianca e che è fondamentale: la preziosa Roberta De Marchis all’ufficio stampa, Margherita Macrì che fa la spola tra redazione e paratesti ed Ernesto Valerio al commerciale, perché crediamo che l’editoria si faccia oltre che con l’entusiasmo anche con l’esperienza.

Il catalogo di readerforblind prevede una suddivisione in due collane: «le polveri», che recentemente ha ripubblicato I superflui di Dante Arfelli e Zebio Còtal di Guido Cavani e che si prefigge l’obiettivo di riscoprire opere dimenticate della letteratura italiana, e «i superflui», che ospiterà autori italiani e internazionali contemporanei. Come si configurerà la pubblicazione dei volumi della vostra casa editrice? Come scegliete i libri, soprattutto quelli della narrativa straniera per la collana «i superflui»?

I superflui di Dante Arfelli

rfb: Per quanto riguarda la collana «le polveri», l’obiettivo che ci siamo prefissati è di pubblicare sei libri l’anno. Abbiamo una sempre più vasta “biblioteca personale” che è in continuo aggiornamento; la maggior parte dei volumi proviene da mercatini e vecchie cantine. Ognuno viene poi letto attentamente, più volte, e dopo diverse consultazioni decidiamo il da farsi.

Per la collana «i superflui» prevediamo invece due pubblicazioni l’anno, che selezioniamo attentamente sia tra le proposte che ci arrivano direttamente in redazione, sia attraverso un lavoro di scouting sulla rete (in gruppi, blog, pagine personali). Abbiamo creato un gruppo di lettori molto eterogeneo per la prima valutazione, che spazia da addetti ai lavori a scrittori, passando per librai e “semplici” lettori. In questo modo, crediamo di poter valutare con un occhio più attento e ampio ogni proposta, e di saper selezionare in base a un criterio qualitativo molto elevato e, soprattutto, condiviso nel rispetto delle differenze di tutti. L’obiettivo, ambizioso ma concreto, è quello di cercare voci (inedite, o già edite) contemporanee di valore, lontane dagli schemi base delle scuole e che possano rappresentare dei piccoli unicum nel panorama letterario nazionale e internazionale (anche se siamo più curiosi verso la produzione italiana, abbiamo già in cantiere un’opera straniera selezionata grazie al lavoro attento di una parte della redazione che lavora anche con lingue straniere, e che ha portato a una prima traduzione parziale e alla successiva valutazione positiva di gruppo). 

Ne L’impronta dell’editore, Roberto Calasso descriveva la copertina come «ecfrasi al rovescio», ovvero una singola immagine in grado di esprimere l’anima di un testo. In senso lato, un progetto grafico che si rispetti deve rappresentare al meglio l’identità di una casa editrice. Come curate graficamente i libri readerforblind? E in che modo il vostro progetto grafico esprime l’identità della vostra realtà editoriale?

Vento caldo di Ugo Moretti

rfb: Iniziamo dicendo che il progetto grafico della collana «le polveri» è di Valentina Russo. Lo abbiamo studiato nei minimi dettagli fin dall’inizio tutti insieme, ma la realizzazione è sua; ogni collana ne avrà uno personalizzato, con degli elementi ricorrenti, perché crediamo sia fondamentale la riconoscibilità: ci piace infatti l’idea che i lettori davanti a un nostro libro possano pensare: “questa è readerforblind!”.

La R che vedete sulle copertine dei libri della collana «le polveri», ad esempio, l’abbiamo scelta per ricordarci da dove nasciamo, la rivista; ma è capovolta, a simboleggiare un nuovo inizio (anche il nostro logo è una “r” in braille). Le foto di copertina che abbiamo usato – e anche quelle che utilizzeremo in futuro – sono lavori originali di fotografi professionisti o amatori (in ogni colophon trovate i credits), accuratamente scelti per “esprimere l’anima di un testo”: ad esempio, nella copertina dei Superflui c’è la figura di una persona che però è un’ombra, proprio a rappresentare i protagonisti del romanzo di Arfelli, sempre in ombra rispetto agli altri.

La particolarità dei vostri libri è che sono messi in commercio in tiratura limitata e sono numerati. Questa scelta implica da un lato una migliore cura per il singolo volume, ma allo stesso tempo una scelta mirata delle librerie in cui distribuire le vostre pubblicazioni. Qual è il vostro rapporto con il territorio e con i librai? E come hanno reagito a questa scelta?

rfb: Sì, è vero. Ma scelta mirata per noi non significa “limitarsi” a uno stretto elenco di librerie sul territorio, anzi: diventa una scelta inclusiva, un’opportunità che riesce a far arrivare chiunque sia interessato a una pubblicazione readerforblind attraverso ogni canale: abbiamo una distribuzione nazionale che ci permette di essere acquistati (o prenotati) ovunque sul territorio nazionale; abbiamo inoltre instaurato un rapporto diretto con una serie di librerie in tutta Italia dove le nostre pubblicazioni sono sempre disponibili, insieme a qualche “chicca” esclusiva (come le nostre gettonatissime shopper). La tiratura della prima edizione è molto apprezzata a tutti i livelli: dal lettore, perché ha la reale sensazione di avere un prodotto unico; dal libraio, perché ha un valore aggiunto in termini commerciali e di presentazione del progetto; dalla promozione e dalla distribuzione perché, in un mercato spesso dozzinale e poco attento al dettaglio, questa particolarità diventa un elemento distintivo che facilita l’approccio con realtà grandi (come le catene) e realtà periferiche.

La vostra casa editrice è nata in un periodo – quello dell’emergenza Covid – in cui è stato difficile organizzare presentazioni in libreria. Di fondamentale importanza sono stati i social network, che hanno aiutato tanti editori e autori a portare i propri libri nelle case dei lettori. Quanto sono fondamentali per voi canali social come Facebook o Instagram? Quali strategie avete adottato o adotterete in futuro per comunicare i vostri libri?

rfb: I social network sono fondamentali ormai da anni nel mondo dell’editoria. Di fatto sono i nuovi canali su cui transitano non tanto i nostri fatti personali quanto le notizie. Le dirette fanno ormai concorrenza ai programmi televisivi, i post sono spesso più efficaci e immediati delle recensioni dei giornali cartacei o degli stessi blog. Così come la casa editrice, anche i nostri account social sono “neonati”, nel senso che ci siamo concentrati sul loro sviluppo solo da alcuni mesi.

A gestire i nostri canali è Emilio Fabio Torsello, giornalista e fondatore a sua volta delle note pagine social de «La Setta dei Poeti estinti», tra gli account culturali più importanti a livello italiano. Puntiamo molto sui canali social perché ormai ciascuno di noi trascorre la giornata con uno smartphone in tasca che consulta spesso. Proprio sugli smartphone vogliamo portare i nostri libri più belli, le storie e le vicende degli autori, il lavoro di recupero di romanzi, sillogi e racconti fatti dalla nostra redazione. Il tutto grazie a un attento lavoro di creazione grafica tesa a valorizzare i contenuti ma anche rilanciando i post delle librerie che hanno scelto di esporre e vendere i nostri volumi. È un lavoro su binari paralleli: da un lato raccontiamo i nostri libri, dall’altro sosteniamo le librerie con cui facciamo rete. Ci sono riconoscenza e affetto reciproco in tutto questo.

A livello tecnico, usiamo strumenti come le live, i reel, i post, le stories. Per ora ci trovate su Instagram e Facebook ma nel prossimo futuro potremmo sbarcare anche su TikTok dove – sebbene sia difficile da credere – la comunicazione editoriale va fortissimo e ci sono casi nati proprio grazie a questa piattaforma (spesso sottovalutata dagli editori) e che ha linguaggi e metodologie di approccio ben diverse rispetto a quanto visto per i canali di Mark Zuckerberg. La vera sfida e il grande fascino della gestione dei social per readerforblind, però, stanno anche nel raccontare libri e autori ormai caduti nel dimenticatoio. Un conto infatti è rilanciare chi è già noto, diverso è far rivivere chi è caduto nell’oblio. Si tratta di miniere d’oro da riaprire e valorizzare sia lato content sia social, per rendere giustizia a chi è stato dimenticato. Ma il pregio del buon utilizzo dei social è anche questo.

Una casa editrice ha ragion d’essere per via dei suoi lettori. Che cosa vi sentite di dire ai vostri lettori? Che cosa si devono aspettare in futuro da readerforblind?

rfb: Hai ragione, una casa editrice deve tutto ai suoi lettori. Per quanto ci riguarda, il nostro obiettivo è e sarà sempre quello di consegnare nelle mani del lettore un prodotto che sia unico e di qualità; proprio per questo, ad esempio, la scelta di numerare le copie della prima tiratura: i nostri lettori devono sapere che per noi timbrare ogni copia a mano è un atto di gratitudine nei loro confronti. Siamo nati da poco, di certo andremo incontro a errori da cui impareremo, spesso siamo anche spaventati, ma la cosa che per noi conta di più è la soddisfazione di chi acquista i nostri libri, per un motivo molto semplice: prima di essere editori, siamo lettori anche noi e, da lettori, questo è ciò che ci aspettiamo dalle case editrici.

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