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«Iniziare un libro (e finirne uno iniziato)»: considerazioni di un corsista #1

Davide Valecchi, autore di questo pezzo, frequenta la terza edizione del corso «Iniziare un libro (e finirne uno iniziato)», curato da Vanni Santoni.

Ho sempre amato la letteratura, fin da quando ero al liceo. In casa mia i libri sono ovunque e credo che prima o poi mi sommergeranno completamente.

Mi sono laureato in lettere con una tesi sulla poesia di Maria Luisa Spaziani e benché il mio attuale lavoro abbia poco o niente a che fare con la letteratura e la poesia leggo tra i cinquanta e i cento libri all’anno. 

Ho una spiccata predilezione per la poesia e per la letteratura contemporanea, soprattutto italiana, ma amo molto anche leggere in lingua inglese e in francese senza ovviamente privarmi di varie altre letterature mondiali che leggo in traduzione.         

Ho una passione piuttosto smodata anche per la fantascienza e una parete intera della mia libreria è letteralmente ricoperta di fascicoli di Urania Mondadori. Se volete dare un’occhiata alla mia libreria la potete trovare online qui: http://www.anobii.com/mtdavevan/books.        

Non sono propriamente un esordiente: ho pubblicato due raccolte di poesie: Magari in un’ora del pomeriggio (Fara, 2011) e Nei resti del fuoco (Arcipelago Itaca, 2017), vincendo per tutte e due le raccolte il concorso della relativa casa editrice il cui primo premio era rappresentato dal miraggio di ogni aspirante scribacchino e cioè la pubblicazione di un libro non a pagamento.

Ma, pubblicazioni e frequentazioni poetiche a parte, ho sempre sentito che per entrare davvero a far parte del mondo delle lettere fosse necessario scrivere (e pubblicare, ma questo è secondario) narrativa.

Quella di scrivere narrativa è sempre stata un’aspirazione che non ho mai seguito con troppa convinzione (almeno fino ad adesso) e tutto ciò che ho scritto in prosa è sempre stato destinato al cassetto o al cestino (tranne un romanzo di fantascienza scritto a quattro mani e giunto in finale al Premio Urania Mondadori nel 2010).

Poi (ovviamente online) sono venuto a sapere del corso di Vanni Santoni, un autore che non conoscevo particolarmente bene (avendo letto e apprezzato soltanto Muro di casse e La stanza profonda), ma che stimavo per la visione della letteratura molto simile alla mia che emergeva dai post dei suoi canali social.

Così un lunedì di maggio (il giorno 8, a essere precisi), ho messo in una cartellina un paio di miei racconti e mi sono recato al primo appuntamento con Vanni e gli altri partecipanti presso La Cité di Borgo San Frediano, Firenze.

Già dopo i primi minuti, quando Vanni ha messo À la recherche du temps perdu di Proust al vertice assoluto di una lista di testi imprescindibili per chiunque voglia cimentarsi nella scrittura ho capito che probabilmente ero nel posto giusto.

L’impressione si è definitivamente trasformata in certezza quando Vanni ha citato anche 2666 di Roberto Bolaño tra i romanzi che si devono leggere per forza se si vuole avere una speranza di diventare scrittori oggi.

E, alla fine, della corposa lista di libri che Vanni ci ha fornito, una Dieta letteraria ferrea che richiederà almeno due anni di tempo per essere seguita, è risultato che io ne avessi già letti più della metà.

Questo purtroppo non vuole dire che sono a metà dell’opera (in realtà sono soltanto all’inizio): è solo la conferma di essere partito con il piede giusto e che Vanni era proprio l’insegnante che avevo bisogno di incontrare.

Ma il battesimo (di fuoco) della prima lezione è per me proseguito nel migliore dei modi: proprio uno dei miei racconti infatti è stata la prima cosa che Vanni ha letto di fronte a tutti dopo due ore di lezione già molto dense di preziose informazioni.

Da subito è emersa la sua mostruosa capacità di analisi dei testi. In pochi minuti mi ha mostrato i pregi e soprattutto i difetti del mio testo e proposto dei consigli per modificarlo che mi hanno illuminato perché le soluzioni erano lì, sotto il mio naso: avevo soltanto bisogno di qualcuno che me le facesse vedere.

Una volta rotto il ghiaccio le lezioni successive sono proseguite a ritmo intenso: due ore e mezzo con piccola pausa centrale dedicate ad ogni aspetto cardine del mestiere di scrittore, con i minuti finali dedicati all’analisi dei testi dei partecipanti.

Vanni è un insegnante generoso, che non si risparmia. Grazie a questo corso ci viene offerta una vista privilegiata e dettagliata sul laboratorio personale di qualcuno che ha abbracciato senza riserve il mestiere di scrivere. E questo mestiere se lo si vuol davvero fare (cioè provare a campare con la scrittura), nonostante quanto si possa credere, è veramente duro.

Presuppone una disciplina ferrea, una grande capacità di dialogo, autoanalisi, progettualità, consapevolezza. E poi significa conoscere: conoscere la letteratura del proprio paese e non solo, mantenere e coltivare una ricca rete di contatti, essere pronti a mettere in discussione se stessi e le proprie convinzioni ma anche lottare per le proprie idee e per la propria visione, conoscere ogni aspetto del mondo editoriale, aggiornarsi continuamente. E tutto questo, in definitiva, senza nessuna certezza in fatto di ritorno economico.

Insomma, scrittori non di nasce, ma molto probabilmente lo si diventa. E in questo corso Vanni Santoni ci sta mostrando esattamente quali sono gli aspetti da tenere in considerazione (e, credetemi, sono davvero tanti), per cercare di farlo seriamente.

La strada è lunga, difficile e anche pericolosa ma qualcuno ce la sta indicando, puntando il dito proprio là dove inizia e invitandoci a percorrerla a nostro rischio e pericolo.

Chiudo questo mio piccolo intervento con una citazione di Kent Haruf che racconta il percorso che lo ha portato a diventare uno scrittore e che sintetizza i concetti espressi sopra:

Mi sentivo come se avessi una fiammella di talento, non un grande talento, ma una fiammella che dovevo alimentare regolarmente, religiosamente, con attenzione e disciplina, come una specie di monaco o di chierico, per impedirle di spegnersi.

L’intervento può essere letto nel sito della casa editrice che lo pubblica in Italia, NN Editore: http://www.nneditore.it/lettera-aperta-ai-lettori-di-kent-haruf/.

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