Intervista a Carola Susani

Carola Susani

«Tutto si può imparare tranne la potenza del proprio mondo interiore».

Abbiamo fatto una chiacchierata con i docenti dei corsi di scrittura e di editoria per scoprire qualcosa di più sui loro mestieri, le abitudini e i maestri che li hanno ispirati. E per sapere da loro perché frequentare un corso può essere davvero utile. 

Come ti prepari alla stesura di un libro? Hai dei rituali, delle abitudini? Dove trovi ispirazione per le tue storie?

Perdo tempo, lascio che la storia affiori. Ho dei paletti, alcune immagini, alcuni rapporti da indagare, un periodo storico, una domanda che mi gira in testa. In genere parto proprio da quelle domande alle quali non so dare risposta, per esempio: com’è un ragazzo nato nel 1995, com’è cambiata l’Italia dal 1980 a oggi. Ma anche: che ci fa quella figura giallognola nella parte esterna dei miei pensieri? Cosa cerca di dirmi? Perché mi viene in mente una madre frivola e autoritaria? Perché sono tanto confortata quando cresce un fico sul muro del ponte della ferrovia?

Il libro di Teresa, copertina

Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?

Ho pubblicato il mio primo libro nel 1995, compivo trent’anni. Avevo già pubblicato racconti su Perap, una rivista siciliana erede della Scuola di Palermo del Gruppo 63 e su Nuovi argomenti. Avevo conosciuto, per tramite di Francesco Gambaro di Perap, Marco Papa, un autore e poeta che amo molto, che mi aveva messo in contatto con Emanuele Trevi. Da lì ho conosciuto Sandro Veronesi che all’epoca era segretario di redazione di Nuovi Argomenti, e a poco a poco tutto il gruppo, Enzo Siciliano, Arnaldo Colasanti, Raffaele Manica. Quando ad Enzo è stata affidata una collana dalla Giunti, si chiamava “Mercurio”, Enzo mi ha chiesto di pubblicare lì Il libro di Teresa.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere un romanzo?

Di aspettare a scrivere, di frequentare e lasciare che si formi il mondo del romanzo, di nutrire il proprio mondo interiore, il proprio immaginario con i libri e con l’osservazione, di immaginare il libro che si vuole scrivere, e solo dopo cominciare a costruirne l’ossatura. Tutto si può imparare, tranne la potenza del proprio mondo interiore.

Quali sono i tuoi maestri di scrittura, i tuoi punti di riferimento?

Flannery O’Connor e Stevenson, per dirne due, quelli che in questo momento mi sento vicinissimi: la crudeltà creaturale e l’avventura.

Copertina di Il Licantropo, Carola Susani

Nella tua carriera hai scritto sia romanzi che racconti, hai creato storie per adulti ma anche per ragazzi. Come riesci a passare da un genere all’altro e a manovrare così bene le varie forme di scrittura?

Quando ho cominciato non avrei mai immaginato di essere un’autrice versatile, scrivevo in un modo denso, allusivo, pieno di sottopiani e pensavo di non possedere altre forme di scrittura. Poi quando Feltrinelli mi ha chiesto un romanzo per ragazzi, era Il licantropo, mi sono rilassata, mi sono divertita e la scrittura è cambiata. La scrittura può cambiare a seconda delle lettrici e dei lettori a cui è diretta. Poi mi piace moltissimo tentare una forma e un registro nuovo ogni volta che scrivo un libro. Ripercorrere strade già note un po’ mi annoia. 

Perché pensi sia utile frequentare un corso di scrittura? E perché proprio il tuo?

Un corso di scrittura non è necessario, si impara a scrivere dai libri, dai classici precisamente, quello che serve davvero è a un certo punto lasciare la propria scrivania e confrontarsi. Le riviste sono uno strumento fondamentale e fondamentale è avere a che fare con gli scrittori e le scrittrici, si impara dagli altri, da quelli capaci di entrare nelle maglie del tuo lavoro e di proporti modelli, s’impara da fratelli e sorelle maggiori, ma anche dai coetanei. In una società in cui è difficile conoscere e frequentare personalmente scrittori e scrittrici un corso di scrittura può essere una strada. In più si ha l’occasione rara di avere a che fare con qualcuno che ha esperienza e studio da offrire e con persone che hanno la stessa ossessione per la scrittura. Nel mio corso s’impara prima di tutto a leggere “per scrivere”, è un modo particolare di leggere ed è essenziale. Poi certo, dagli autori impariamo delle tecniche, ci rendiamo conto di quali sono le possibilità, spesso più ampie e ricche di quelle che ci siamo immaginati. 

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