Intervista a Mauro Covacich, candidato al Premio Strega 2019

Federica Angelucci e Antonio Zaccone, allievi dell’undicesima edizione del master “Il lavoro editoriale”, hanno intervistato Mauro Covacich, candidato al Premio Strega 2019 con il libro Di chi è questo cuore (La nave di Teseo). Mauro Covacich è stato ospite della Scuola del libro, insieme agli altri 11 candidati, in occasione della serata Effetto Strega, che si è svolta l’11 giugno 2019 presso WEGIL

L’autofiction ha la capacità di mantenere la narrazione autentica nonostante il velo di letterarietà che dà forma al prodotto finale. Cosa avviene, secondo le sue esperienze, quando a essere messi in luce sono i difetti di amici e parenti, più che i loro pregi? Quanta responsabilità pensa di avere nel raccontare anche i lati meno visibili oltre la maschera del quotidiano?

Io uso la mia vita, non quella degli altri. Uso la mia vita, ne faccio un lavoro di letteratura prossimo all’arte performativa, cioè espongo il mio corpo e la mia condizione umana al rischio della verità. Gli altri, gli amici, i parenti, le persone vicine, si trovano a cerchi via via più larghi attorno al mio autoritratto, ma non vengono messi a nudo, sono lo sfondo su cui si compie il mio scavo, il mio arrischiamento, partendo dal presupposto che ogni atto di sincerità è una virtù crudele esercitata contro se stessi, non contro gli altri. La verità che mi interessa è quella che nuocerà a chi la dice, cioè al narratore. Non c’è alcun velo di letterarietà, se ci fosse non sarebbe arte, non sarebbe letteratura.

L’uomo grasso appare in quanto alter ego. Noi lo abbiamo immaginato come la voce che sussurra che il pazientare sulla pagina bianca è sintomo del leggendario “blocco”, più che della pigrizia. Come risponde alle eventuali incostanze della scrittura?

Io passo lunghi periodi senza scrivere. Non scrivo finché non sono costretto a farlo, finché un’idea non si impone nella sua dispotica impellenza. Da quel momento non faccio altro, scrivo per dieci dodici ore al giorno e dopo un paio di mesi comincio a sentire un po’ di sollievo. Quindi non vivo quel genere di “blocco”. Lo stesso vale per la volontà di scrivere. Io vorrei riuscire a non scrivere, questa sì che sarebbe la mia volontà, ma non ne sono capace.

Ciò che colpisce nel libro è l’indifferenza delle persone, che sembra essere diventata la bandiera caratteriale del ventunesimo secolo. L’aspetto più problematico è che i giovani potrebbero essere portati a pensare che essere altruisti valga meno che essere interessanti. La lettura ha ancora quel potere edificante che in molti hanno scoperto a scuola? Esiste ancora un’educazione alla lettura?

La letteratura è una questione di seduzione. Non si può insegnarne il valore, non si può inculcarne l’importanza. A un certo punto i più fortunati si accorgono della sua bellezza, il che non avviene perché qualcuno li ha costretti a leggere. Credo che si acceda alla lettura per emulazione e imitazione, raramente per educazione. Uno comincia a leggere perché imita il comportamento di qualcuno che gli piace, un suo amico, una sua amica, raramente un genitore o un insegnante. Spesso i genitori che si lamentano dei figli che non leggono hanno preso l’ultimo libro in mano ai tempi della maturità.

L’autore-protagonista critica con sarcasmo la corsa alla vetrina virtuale. (Da parte sua invece, lei si prende tempo per metabolizzare la diagnosi del difetto cardiaco, mette in pausa il cuore in una società che è un’estenuante rincorsa al consenso). Perché è così difficile godersi un momento qualsiasi che non rimanga impresso sulla home di un social?

È quello che si chiama spirito del tempo, non puoi cambiare lo spirito del tempo.

Molti autori italiani continuano a faticare ad essere riconosciuti per la loro bravura e il loro coraggio. Perché in Italia si è spesso stranieri in patria? Siamo ancora quel paese provinciale e poco ‘europeo’ dei primi anni del secolo scorso?

Non mi sembra. Io conosco parecchi scrittori italiani riconosciuti sia dalla critica che dal pubblico. E’ vero però che il mondo editoriale europeo, non solo quello italiano, soffre un’autentica colonizzazione da parte della “romanzeria” anglofona, soprattutto americana.

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