Intervista alla traduttrice Federica Aceto

Federica Aceto

La prima edizione di Alias, il nostro master in traduzione letteraria, è alle porte. Perché consiglieresti di frequentare questo corso, e a chi lo consiglieresti?

A chi è agli inizi e a chi ha già qualche esperienza nel campo della traduzione editoriale. Confrontarsi con gli altri è fondamentale. Come è fondamentale restare in contatto con i colleghi, aggiornarsi costantemente, scambiarsi idee.


Quando hai scelto di diventare una traduttrice? Qual è stato il tuo percorso professionale?

Non l’ho scelto, mi è capitato. Mi sono laureata in lingue e letterature straniere, poi ho vissuto per vari anni a Dublino dove sono stata insegnante di lingua italiana. E poi, una volta tornata in Italia ho frequentato un master in mediazione linguistica e culturale grazie al quale sono entrata in contatto con minimum fax e da lì è cominciato tutto.


Qual è stato l’ultimo libro che hai tradotto? Come hai gestito i tempi, quali sono state le difficoltà?

La gestione dei tempi purtroppo non è il mio forte, forse anche perché la mattina insegno a scuola e ho spesso una percezione leggermente falsata del tempo che ho realmente a disposizione. Adesso sto traducendo un libro molto bello, Pretend I’m Dead, di Jen Beagin. La sfida, più che la difficoltà, è riuscire a trasportare in italiano la freschezza e la levità con cui vengono trattati temi molto duri.

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Il libro è pronto, il titolo è stato scelto con accuratezza, la grafica è frutto di numerosi brainstorming, l’editore è soddisfatto. E ora, che si fa? Bisogna far sapere al mondo che il libro sta arrivando.

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