Intervista a Nadia Terranova

Foto Nadia Terranova

«Mi piace scrivere a casa sulla mia poltrona viola, ma sono capace di farlo dappertutto, anche in aereo»

Abbiamo fatto una chiacchierata con i docenti dei corsi di scrittura e di editoria per scoprire qualcosa di più sui loro mestieri, le abitudini e i maestri che li hanno ispirati. E per sapere da loro perché frequentare un corso può essere davvero utile. 

Come ti prepari alla stesura di un libro? Hai dei rituali, delle abitudini? Dove trovi ispirazione per le tue storie?

Covo il libro anche per anni prima di pubblicarlo. È come se mettessi alla prova la mia stessa idea, aspetto di capire se andrà via, e solo quando sono sicura che ha messo radici inizio, anche se non è mai del tutto chiara. Mi piace scrivere a casa sulla mia poltrona viola, ma sono capace di farlo dappertutto, anche in aereo.

Copertina di Bruno, Nadia Terranova

Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?

Il mio primo libro è un albo illustrato, Bruno il bambino che imparò a volare, sulla storia dello scrittore ebreo polacco Bruno Schulz. Una editrice visionaria come Fausta Orecchio ha dato ascolto al progetto un po’ folle di una sconosciuta esordiente, gliene sarò sempre grata.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere un romanzo?

Leggere molto, non essere snob, non sapere in anticipo troppe informazioni su cosa scriverà, essere ossessionato da un dettaglio, scrivere senza alzarsi nemmeno per andare a fare la pipì.

Quali sono i tuoi maestri di scrittura, i tuoi punti di riferimento?

Annie Ernaux, Domenico Starnone, Elizabeth Strout, le carte dei tarocchi.

In un’intervista hai detto che per te la scrittura è una forma di malattia. Ci puoi spiegare cosa intendi?

Forse intendevo che è il contrario della guarigione: non lenisce ma ferisce, non dà requie ma dissotterra. È apertura dei conflitti, non chiusura delle ostilità.

Ad aprile partirà il tuo nuovo corso “I luoghi della scrittura”. Quanto è importante il luogo in cui sono ambientate le tue storie? Sono i luoghi a influenzare la narrazione o viceversa?

I luoghi sono importanti, ma soprattutto è importantissimo metterli in azione, come i personaggi. Le descrizioni non sono statiche, sono esse stesse azioni narrative.

Perché pensi sia utile frequentare un corso di scrittura? E perché proprio il tuo?

Negli ultimi dieci anni ho sviluppato un mio metodo, che è sempre stato maieutico: non impongo la mia voce, ma faccio di tutto perché chi scrive trovi la sua. Non impongo i miei gusti, ma cerco di mettere intorno a chi scrive una costellazione bibliografica che possa permettergli di procedere per affinità e divergenze. Il mio lavoro è quello dell’ostetrica: sto vicino a corpi che non sono miei e li aiuto a sopravvivere e venire fuori, come posso, se posso, ma di certo con tutta me stessa. 

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