Dare voce all’indicibile: Il corpo ricorda di Lacy M. Johnson

«La storia è una trappola, un rompicapo, un paradosso»

È con queste parole che Lacy M. Johnson descrive la sua inquietudine durante la stesura di The Other Side proprio nella parte conclusiva del suo memoir, pubblicato negli Stati Uniti nel 2014 e di recente approdato in Italia grazie a NNEditore con il titolo Il corpo ricorda (la traduzione è di Isabella Zani). Un disagio comprensibile: stava mettendo nero su bianco il racconto non solo del giorno in cui il suo ex compagno la rapì per stuprarla con l’intenzione poi di ucciderla, ma anche del dopo, di come ha affrontato il trauma.

Una prosa misurata e allo stesso tempo introspettiva alterna gli eventi di quel luglio del duemila a una restituzione frammentata della relazione tossica con l’uomo e degli anni successivi all’abuso, fino al bisogno di scriverne. L’intreccio dei piani temporali, con il suo movimento arbitrario da un’epoca all’altra, rende i ricordi un flusso in divenire nel presente, una storia che «non [ha] ancora finito di succedere». Per l’autrice, allora, diventava impossibile cancellare dalla mente certi dettagli, mentre viveva con la paura di cosa sarebbe potuto accadere con la pubblicazione del libro: il colpevole, infatti, si era rifugiato in Venezuela e avrebbe potuto tornare in qualsiasi momento. È qui la trappola, spiegata da Johnson attraverso l’eloquente immagine di essere contemporaneamente viva e morta in una stanza, facendo riferimento al gatto di Schrödinger.

Nonostante le dovute semplificazioni, questa analogia percorre sottilmente l’intero memoir. Non ce n’è forse di più efficace per incarnare i complessi meccanismi della memoria umana, «relazionale e fallace». La voce narrante affronta la consapevolezza che la sua percezione dei fatti ha subito manipolazioni: nel prima, quando viveva con l’uomo, è arrivata a giustificare gli episodi violenti per sopravvivere ai maltrattamenti; nel dopo, si sorprende delle incongruenze tra la sua ricostruzione delle ore successive alla fuga dalla prigionia e quella riportata dalla polizia. Tutto ciò che in seguito ha soffocato in una paralizzante apatia si è manifestato a lungo solo nel malessere fisico.

Lacy M. Johnson

La memoria come vero e proprio rompicapo, in sostanza, a cui contrapporre i documenti ufficiali, gli articoli di giornale, qualsiasi informazione provenga da una fonte esterna, seguendo una tensione simile all’indagine meticolosa sul sé e sull’altro di Annie Ernaux, che s’intravede anche nella scrittura scarnificata e nella riflessione sui corpi e sull’elemento linguistico. Di conseguenza, i punti di vista si moltiplicano, non esiste più una verità: «C’è la storia che ho io, la storia che ha lui, e la storia che ha la polizia nel fascicolo. C’è la storia che scrisse la giornalista per il quotidiano. C’è la storia che riferì la Poliziotta nel suo rapporto; la sua non è la mia. […] C’è la storia che avrete voi dopo aver posato questo libro. È un reticolo infinito di storie».

Come ogni testo di non-fiction, allora, Il corpo ricorda può solo avvicinarsi alla realtà, offrire la sua, con un’attenzione particolare per ogni parola e la necessità di chiarire, approfondire, ben evidente nella sezione di note. Anche se ogni tentativo è un’approssimazione, una manifestazione possibile dell’impossibilità di catturarla per intero. È un paradosso su cui si sofferma proprio l’ultima pagina: «Per ogni impasse deve esistere un varco». Johnson ha impiegato più di dieci anni a capire come superare l’indicibilità della violenza subita, ma lo sforzo è stato ripagato dalla sensazione di aver ottenuto la giustizia che la legge invece non ha saputo garantirle. L’ha trovata nell’essere viva e respirare, scrive in una raccolta successiva di saggi, The Reckonings (2018), e soprattutto nell’avere la possibilità di usare la sua voce per condividere la sua esperienza con gli altri. Sebbene la storia sia trappola, rompicapo e paradosso, in conclusione:

«Finirla crea una porta».

Fonti iconografiche: nneditore (copertina, https://www.nneditore.it/libro/9791280284655)

                                   John Carrithers (ritratto dell’autrice, http://www.lacymjohnson.com/about)

Citazioni: Lacy M. Johnson, Il corpo ricorda, Milano, NNEditore, 2022, pp. 157, 161, 165, 187, 196.

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