Intervista alla casa editrice LupoGuido

LupoGuido editore

A cura di Federica Santilli, allieva dell’edizione 2021 del master Il lavoro editoriale

Mi sembra che l’editoria di oggi si senta tutta “troppo impegnata”. Manca di quella leggerezza calviniana di cui c’è sempre un gran bisogno

Trovo divertente l’idea di affidare il primo impatto a un lupo di nome Guido che sembra un cane con tanto di occhiali che dicono molto sulla sua passione per i libri. Davvero geniale. È stata la prima cosa a catturare la mia attenzione. Come è nata l’idea del vostro logo?

Virginia Portioli: L’idea del logo, realizzato da Gianluca Biscalchin, è venuta da un affetto molto vicino all’editore: il suo cane Buddy. Il musone del Lupo che ci rappresenta è infatti ispirato al cane di Guido Tommasi che è cieco e per questo motivo gli abbiamo fatto indossare degli occhiali con una scintillante stanghetta “griffata LupoGuido”. La sua cecità terrena, non gli preclude di certo la sua (e nostra) visione immaginifica ed è da quello sguardo (e dal fiuto di quel nasone appuntito) che ci facciamo guidare.

LupoGuido nasce come una costola di Guido Tommasi Editore. Dall’editoria di settore, dedicata alla cucina, a quella per l’infanzia il passo non è così scontato: chi ha avuto l’idea e perché? Esiste un fil rouge che lega le vostre pubblicazioni?

V.P. Il desiderio di aprirsi a un nuovo settore era nella testa dell’editore già da tempo: un po’, da buon romantico, per dar voce all’eterno fanciullo che lo abita, e un po’, da buon imprenditore, perché il settore ragazzi negli ultimi anni stava dimostrando di fare grandi numeri.

Serviva però qualcuno che ci si dedicasse (la redazione cucina era già satura di lavoro) e che conoscesse la materia… e così sono arrivata in casa editrice. Ciò che lega i due marchi editoriali – e lo dico senza retorica – sono la cura e l’amore per il bello.

Dare vita ad una casa editrice che pubblichi libri per bambini e albi illustrati è sempre stata una delle mie aspirazioni. Quali consigli si sentirebbe di dare a qualcuno che voglia muovere i primi passi in questa direzione? Soprattutto alla luce di ciò che è accaduto nell’ultimo anno.

V.P. La vita di LupoGuido è talmente breve che non so se abbia accumulato abbastanza esperienza da potersi permettere di dare consigli (e che siano quelli giusti!). Posso solo raccontare il percorso che stiamo cercando di seguire e le basi da cui siamo partiti: ottima conoscenza dei cataloghi degli altri editori, delle loro identità (laddove ci sono…) e ricerca di un percorso che non si incroci con quello già tracciato da altri.

In Italia, per fortuna, siamo pieni di editori bravissimi che fanno bene il loro mestiere, con una linea editoriale ben precisa. Perché diventarne la brutta copia quando si può invece proporsi come unici?

Quali sono i modelli editoriali ai quali vi ispirate? Qual è secondo voi il paese straniero a cui guardare se si cerca un’editoria per l’infanzia all’avanguardia?

V.P. Difficile parlare di “avanguardia” per una casa editrice che guarda spesso al passato. È infatti in quel respiro tipicamente nordico e tipicamente anni Settanta in cui ci riconosciamo e a cui ci ispiriamo. Oggi faccio fatica a identificare un paese che rappresenti quello che cerco, Svezia in primis, a cui invece spesso abbiamo attinto per i libri del passato.

Sorrido un po’ nel dirlo, ma mi sembra che l’editoria di oggi si senta tutta “troppo impegnata”. Manca di quella leggerezza calviniana di cui c’è sempre un gran bisogno.

Come dice Daniele Aristarco: “Una buona storia innesca sogni, suscita emozioni, ci insegna chi siamo e chi vorremmo essere…” e io ho sempre imparato molto leggendo con mio figlio. Come deve essere un albo illustrato? Come scegliete gli autori e gli illustratori da pubblicare?

V.P. Il criterio da cui abbiamo deciso di partire è proprio quello della “buona storia”. Ci è capitato spesso di scartare libri con illustrazioni spettacolari ma la cui trama risultava banale e didascalica. Il nocciolo deve essere la storia, con la sua potenza e autosussistenza.

Poi ogni testo riecheggia con un certo stile illustrativo e individuarlo (qualora non l’abbia già fatto qualcun altro, come nel caso delle traduzioni) diventa la sfida successiva. Servono stile e coerenza.

Una domanda sulla distribuzione: come arrivare in libreria quando la casa editrice è piccola e non ci si può appoggiare ai grandi distributori? Esiste ancora il “porta a porta”, ovvero la possibilità di tessere in maniera individuale un sodalizio con le librerie di catena e indipendenti? Siete soddisfatti della visibilità riservata ai vostri libri?

V.P. Dal momento che LupoGuido è costola di Guido Tommasi Editore, non abbiamo avuto il problema di interrogarci sulla distribuzione in quanto ci siamo inseriti all’interno di un rapporto di collaborazione con Messaggerie in essere da vent’anni. È anche vero che la nicchia di mercato che più ci soddisfa (e dove il Lupo si sente davvero a casa) è quella delle librerie indipendenti, che si muovono per lo più senza appoggiarsi a grandi strutture e il cui rapporto abbiamo costruito faccia a faccia, giorno dopo giorno, fiera dopo fiera.

Le catene per lo più ci tengono poco in considerazione, soprattutto a fronte della crisi dell’ultimo anno in cui, all’unanimità, hanno deciso di dare priorità ai titoli dei propri gruppi editoriali. Su questo fronte il lavoro da fare è ancor tanto e, per come si stanno mettendo le cose, ai limiti dell’utopia.

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Demetrio Marra, allievo del master Il lavoro editoriale 2021, scrive di «Figure», l'ultimo libro di Riccardo Falcinelli, concentrando la propria analisi sulla lingua e lo stile dell'autore.
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