Tre domande a Francesca Serafini

A ottobre la Scuola del libro ospiterà il corso di Francesca Serafini, «Scrivere una sceneggiatura». 

Per prepararci ad affrontare questo corso abbiamo posto qualche domanda alla docente.

Per il programma dettagliato, clicca qui.

Come è nato il corso?
Quando nel 1996 candidammo con l’Accademia degli Scrausi “Live” di Sandro Veronesi al Premio Strega, lui pensò con la Bompiani un piccolo estratto dal libro da diffondere tra i giurati che doveva avere secondo lui la funzione del tassello che una volta si faceva sui cocomeri. Così si poteva testare il gradimento e capire se valeva la pena andare per quella strada (che fosse il frutto da comprare o il libro da votare). Ecco, il corso che propongo ha anche questo obiettivo (è un primo assaggio, naturalmente: non si può pensare di imparare tutto sulla sceneggiatura in una manciata d’incontri, ma alcune cose fondamentali sì).

A chi si rivolge il corso?
Il corso vuole dare la possibilità, a chi aspira a diventare uno sceneggiatore ma non si è mai cimentato nella materia, di capire se ha senso per lei/lui (e per chi eventualmente in futuro dovrebbe investire dei soldi nelle sue idee) continuare per quella strada. Non si tratta di una strada semplice per la stessa ragione che in un film non sono coinvolti solo l’autore e l’editore che lo dovrebbe pubblicare (come avviene in letteratura), ma ci sono tante figure – tutte fondamentali nella realizzazione del prodotto finito – che ne rendono il percorso più articolato e insidioso.
Una sceneggiatura – ce lo ha insegnato Pasolini – è un testo che allude a un altro testo (il film) e questo richiede prima di tutto una consapevolezza nel suo autore, che è anche un invito a contenere il narcisismo. Nel corso proveremo a sondare come prima cosa questo tipo di disponibilità.

Su cosa lavorerete?
Ci concentreremo su tre momenti fondamentali nella concezione di un film: il soggetto (il concepimento della storia e dei suoi personaggi, sulla base di un tema), la scaletta (la struttura della storia) e i dialoghi. Con l’obiettivo da un lato di creare una prima base di nozioni essenziali per i partecipanti per avviare una loro produzione (lavorando su idee originali); e dall’altro di renderli, nel peggiore dei casi, almeno degli spettatori più consapevoli, perché tanti saranno gli esempi dai film del passato.

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Il libro è pronto, il titolo è stato scelto con accuratezza, la grafica è frutto di numerosi brainstorming, l’editore è soddisfatto. E ora, che si fa? Bisogna far sapere al mondo che il libro sta arrivando.

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