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Un romanzo sull’identità e l’accettazione: “I nomi propri” di Marta Jiménez Serrano

Marta Jiménez Serrano

A cura di Nicole Spallina (allieva del master “Il lavoro editoriale”)

È una vita come tante, quella di Marta: la scrittrice porta il suo stesso nome e ne racconta l’infanzia, fatta di nuotate e ore trascorse con la nonna, l’adolescenza e i primi amori, l’approdo all’età adulta. Ciò che rende irripetibile questo romanzo d’esordio è la scelta di far narrare la storia quasi per intero a Belaundia Fu, l’amica immaginaria che l’accompagna fin da ragazzina. Una voce fluida e sfaccettata, capace di danzare tra i tempi e gli spazi con disinvoltura, e soprattutto di spingere chi legge a riflettere sul significato reale dell’identità.

Non è stato facile dare la forma giusta a I nomi propri, ha spiegato Jiménez Serrano all’incontro privato organizzato da Giulio Perrone Editore il 27 giugno 2022, a dieci giorni di distanza dal lancio del libro, tradotto in italiano da Olga Alessandra Barbato. La struttura frammentata nasce in primis dalla stesura slegata dall’ordine cronologico degli eventi, ma anche dalla necessità di intersecare i piani temporali delle esperienze di Marta per dare maggiore respiro all’intreccio e facilitare l’immedesimazione con la protagonista. Volendo evitare a qualsiasi costo l’autofiction, Belaundia Fu le è sembrato il punto di vista migliore da cui partire per esplorare come ognuno impari gradualmente a fare i conti con un sé tutto da scoprire, in pensieri, gesti e desideri.

Marta Jiménez Serrano

Nel tu di Belaundia a Marta emerge un dialogo consapevole, anche se spesso conflittuale: è il mezzo necessario non tanto per costruire l’identità della ragazza, quanto per accettarla: Jiménez Serrano è profondamente convinta che non si possa scegliere o modificare il proprio modo di essere, per questo ascoltarsi con la gentilezza che riserveremmo a un amico aiuta ad accogliersi per come si è. Avvertire il cambiamento da un’età all’altra può essere destabilizzante, ci si accorge di quanto evolvono paure, sogni e decisioni. Imparare a conoscersi, allora, è l’unica possibilità per vivere. Un viaggio affrontato attraverso mille sfaccettature, per esempio la riflessione sulla parola, da cui s’intravede la vena poetica della scrittrice spagnola, e l’attenzione per il corpo: quello di Marta che cresce e interagisce con il mondo, quelli che entrano a contatto con il suo.

Non manca chi ha dato un’interpretazione generazionale al romanzo: una chiave di lettura valida, eppure Jiménez Serrano ha precisato che non era questo il suo obiettivo. Allo stesso modo, non è un testo autobiografico, nonostante sia stato spesso suggerito dalla critica spagnola. «Tutto è vero, ma niente è letterale»: l’autrice ha selezionato della sua esperienza personale solo episodi e sensazioni comuni a tante altre, per esempio la solitudine estiva quando si è bambini, la delusione per i torti subiti dalle amiche d’infanzia, lo spaesamento dopo la morte di una persona cara. Leggere la Vita nova di Dante negli anni di studio in Italia è stato un passo importante per sentirsi legittimata a scrivere di amore e perdita. A eccezione di un ritratto fedele della nonna materna, il resto è frutto d’inventiva e qualche scampolo di memoria.

Se la sfida più complessa è stata restituire in modo credibile le problematiche tipiche dell’adolescenza, altrettanto impegno ha richiesto il passaggio alla prima persona: nell’ultima parte Marta sostituisce l’amica immaginaria, una variazione ispirata dalla Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb (Voland, 2002); un punto di svolta essenziale per rendere la protagonista responsabile di sé stessa. Non è Belaundia ad abbandonare volontariamente Marta, né quest’ultima sceglie di lasciarla indietro, si tratta piuttosto di un doppio movimento, un incontrarsi a metà strada. Marta, ormai quasi trentenne, è alle soglie della vita adulta, si sente sospesa: Jiménez Serrano le augura di aprirsi all’incompletezza, là dove ogni cosa viene messa in discussione. Perché tutto cambia, e cambierà ancora.

Credits immagini: David Jiménez (ritratto della scrittrice), Giulio Perrone Editore (copertina della versione italiana).

                    

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