Il pensiero meridiano – dialogo con una libraia periferica

Il pensiero meridiano libreria

di Maria Paola Corsentino, allieva del master Il lavoro editoriale, 2021

“Essere periferica mi dà la possibilità di non disperdere le energie e fare un lavoro capillare sul mio territorio. Qui posso realizzare cose mai tentate da altri”

Da ormai sei anni una giovane libraia anima il borgo di Tropea con consigli letterari e gruppi di lettura. Era il 21 marzo 2015 quando Chiara Condò ha aperto i battenti del portoncino verde della libreria Il pensiero meridiano, l’unico luogo in cui trovare libri in un paese privo anche della biblioteca. A soli venticinque anni Chiara si è assunta l’onore e l’onere di rivitalizzare la comunità tropeana restituendo un punto di riferimento a chi già amava la lettura e creandone uno nuovo per chi non sapeva ancora di amarla.

Cominciamo con qualche domanda pratica. I percorsi che conducono alla gestione di una libreria possono essere differenti, ma hanno tutti in comune il punto di arrivo: stare quotidianamente a contatto con libri e lettori. Tu da dove consigli di partire? E che qualità umane pensi debba possedere una libraia?

Chiara Condò: Per me è stato molto importante frequentare il corso di laurea in Letterature europee per l’editoria e la produzione culturale(corso triennale dell’Università di Pisa ormai estinto, n.d.r.) perché mi ha dato una profonda conoscenza letteraria, a cui ho attinto a larghe mani a lavoro. I fondamenti di critica letteraria sono stati importanti proprio per il modo con cui mi piace approcciarmi alla vendita dei libri. Anche l’anno di studio alla Scuola Librai Italiani è stata fondamentale, soprattutto per gli stage e il lavoro di squadra.  
Ho cominciato molto giovane a lavorare in libreria e conoscevo abbastanza il territorio. A chi aspira ad aprire una libreria direi di partire dalla stima del bacino di utenza e dalla conoscenza delle altre realtà della zona. Per quanto riguarda le qualità umane, credo soprattutto che quando entri in libreria devi avere voglia di tornarci. Bisogna creare un ambiente confortevole ma anche capace di sorprendere, avere una buona memoria per riuscire ad anticipare le scelte future del cliente, avere empatia e saper leggere i desideri di chi hai davanti. È fondamentale una profonda conoscenza del catalogo. E poi devi imparare a uscire fuori: creare nuovi lettori, sperimentare approcci creativi e rivoluzionari. Qui dove i lettori non esistevano la cosa bella è stata proprio crearli.

Chiara Condò

Quando hai rinnovato la vecchia libreria restituendola alla città di Tropea hai dovuto ricominciare tutto daccapo oppure hai potuto disporre dei contatti della precedente libraia?

CC: Non ho rilevato la precedente libreria. Ho dovuto occuparmi della chiusura perché, in seguito alla morte della libraia, serviva una persona esperta per i resi del magazzino. Quello che io ho fatto è stato aprire una nuova libreria di sana pianta. Avevo contatti di agenti ed editori, ma è stata essenziale la formazione della Scuola Librai. Ho aperto i conti con grandi case editrici e case editrici locali, creando fin da subito un rapporto di fiducia molto funzionale al lavoro. Ogni giorno sento che il lavoro in libreria è un lavoro di squadra tra me, agenti, editori, corrieri e distributori ed è fondamentale che tutte le macchine siano ben oliate.

Che eredità spirituale ti ha lasciato la precedente libraia di cui tu hai raccolto il testimone?

CC: Quando vai a sostituire una persona dal carattere forte che ha reso molto personale la direzione della libreria hai una responsabilità molto grande, soprattutto nei rapporti con la clientela. Mi ha trasmesso la necessità di fidelizzare il cliente come qualcosa di fondamentale. Mi ispiro al modo che lei aveva di lasciare il proprio personalissimo ricordo sul cliente. Eccentrico a volte, ma indimenticabile.


Per la gestione di ordini e resi ti affidi completamente a un distributore oppure con alcune case editrici ti interfacci direttamente?

CC: Ho i conti aperti con i grandi editori e con i principali grossisti. Ho ridotto i rapporti diretti perché sono faticosi sia per i librai che per gli editori. I distributori mi garantiscono una gestione più snella che semplifica il lavoro di una persona sola.

Quali attività porti avanti con la tua libreria?

CC: Attualmente sono attivi quattro gruppi di lettura e con ognuno incontriamo una persona esperta in base al libro letto. In più ci sono le presentazioni che mi assorbono tantissimo. In tempi normali avrei avuto anche i ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro ad affiancarmi e i progetti dedicati alle scuole: letture animate per le scuole dell’infanzia, corsi di alfabetizzazione libraria per i più grandi, e progetti più articolati per i ragazzi delle superiori.

Una libreria è tenuta in vita soprattutto dai lettori, con cui il rapporto è tutt’altro che automatico: vanno ascoltati, conquistati e anche anticipati. Come ti approcci a loro, in special modo a quelli giovani? Come provi a stimolare i più pigri? E quali sono le “strategie” che hai messo in atto per attrarre i non lettori?

CC: Ascoltandoli. La prima cosa che faccio per capirli è tenere le orecchie aperte. Essere giovane aiuta, essere stata un po’ “nerd” pure.

Comincio sempre parlando di videogiochi, musica, serie tv. A partire da quello, conoscendo la proposta di libri per quell’età, li indirizzo. I gruppi di lettura sono nati così: da una proposta nelle scuole di titoli che fungessero da esche. Da sei partecipanti sono diventati poi quaranta. Quindi tanto ascolto, parlare la loro lingua e conoscere la cultura di cui si cibano ogni giorno.

I più giovani stanno scoprendo ora un interesse per i manga, che io conosco profondamente, e per me è una grande fortuna potermi confrontare con una fascia di età ancora più piccola.

Con i più indecisi si può sempre puntare sui bestseller: mi piace lavorare con i libri di cui tutti parlano. Qui non c’è la biblioteca e devo svolgere il lavoro più basico: lavorare con libri che tutti hanno letto o devono ancora leggere.

Tropea è un bellissimo borgo che si popola soprattutto durante la stagione estiva, riempiendosi di turisti. Come valuti e gestisci l’offerta per i “viandanti”? Hai anche uno scaffale riservato alla narrativa e alla poesia straniera? Sei riuscita a fidelizzarne qualcuno?

CC: La libreria è tre in una, attraversa tre periodi molto precisi. C’è la clientela locale, quella turistica straniera e quella turistica italiana. Per quest’ultima il venduto si allinea alle classifiche nazionali, vendo molti gialli, thriller, romanzi sentimentali e più leggeri. Essendo Tropea destinazione di turismo familiare, vendo tantissima narrativa per l’infanzia. Lo scaffale 0-18 si svuota e si riempie almeno tre volte durante l’estate. Per gli italiani curo una proposta di novità letterarie, ma anche una selezione mia: dal lavoro coi gruppi di lettura ai bigliettini con i consigli. Per la narrativa per stranieri faccio una selezione di grandi classici e di bestseller dalle classifiche internazionali, ma sto attenta anche alle recensioni e ai suggerimenti dei clienti. Per l’inglese mi affido al mio gusto, ma per le altre lingue mi affido ai miei fornitori che mi danno consigli migliori, in base anche alla disponibilità.

La fidelizzazione del cliente straniero ovviamente è più difficile, anche se alcuni tornano ogni anno come gli studenti della scuola di italiano. Ho quindi creato uno scaffale di narrativa italiana suddiviso per livello di competenze raggiunto.

Molte librerie vivono onlife: promuovono le novità, le recensiscono, mantengono i contatti coi clienti tramite social. Seguendoti sembra che tu abbia trovato un equilibrio fra la vita online e offline. Come ci sei riuscita?

CC: I social sono fondamentali nella vita di una libreria. Il successo del nostro lavoro si basa in buona parte sulla nostra capacità di raccontare. Così come raccontiamo le trame dei libri, dobbiamo saper raccontare al meglio la vita della libreria in modo che le persone – lontane e vicine – si appassionino alla nostra quotidianità.

Ho voluto soprattutto smantellare le costruzioni intellettuali attorno al libro: volevo renderlo un’esperienza quotidiana, per tutti, aperta e fruibile. In questo senso il gruppo di lettura dei ragazzi ha avuto un enorme impatto mediatico, perché ha dimostrato a molti che i giovani leggono tantissimo, che la loro capacità critica è esuberante se stimolata al meglio, e che il libro è un’occasione potentissima di socialità e stimolo.

Io sono arrivata su Facebook tardi. Appaio online così come sono nella vita reale: ho preferito affidarmi alla mia sensibilità. Volevo raccontare cosa succedeva nella libreria ma con freschezza. Non mi piace lo spam, l’insistenza, il postare selvaggiamente. Voglio raccontare la vita della libreria nello stesso modo con cui vivo. Ho separato il profilo della libreria, che informa sull’attività, da quello mio, che racconta l’attività.
Instagram mi piace perché è un visual diary ed è un altro modo di esprimere le personalità della libreria e della libraia, che sono legate in maniera indissolubile. Possiamo offrire dei racconti flash della libreria tramite le fotografie e c’è una maggiore interazione con gli utenti. Il mio consiglio è di essere sé stessi perché chi ti segue si accorge quando non c’è sincerità. La cosa migliore è apparire come si è. Io mi trovo a mio agio così.

Per una libreria come Il Pensiero Meridiano le presentazioni online rappresentano un’occasione preziosa per non rimanere tagliata fuori dal flusso della promozione. Il tuo feedback su questa esperienza?

CC: Con le presentazioni online si è letteralmente aperto un mondo di possibilità. Sono una libreria del sud in un paese turistico, lontano dall’aeroporto e afflitto dalla scarsità di mezzi pubblici. La mia libreria è periferica e si ispira fin dal nome proprio a una frase del Pensiero meridiano (saggio di Franco Cassano, n.d.r.) «Andare lenti è essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa, fuori dalla scena principale e più vicini a tutti i segreti». Essere periferica mi dà la possibilità di non disperdere le energie e fare un lavoro capillare sul mio territorio. Qui posso realizzare cose mai tentate da altri.


Le presentazioni online mi sono state molto utili: ho conosciuto più libri, librai e relatori. Adesso posso seguire le presentazioni lontane e aggiornarmi. È stata un’opportunità gigantesca: ho potuto presentare libri meravigliosi, soprattutto grazie a Libri da Asporto. Gli editori hanno capito le mie personali inclinazioni e hanno valorizzato i titoli che potevo raccontare meglio, anche autori stranieri facendo presentazioni in inglese. Quella di Lanny di Max Porter fatta grazie a Sellerio è stata meravigliosa. Mi ha permesso di farmi conoscere anche per le presentazioni di autori stranieri e mettere a contatto l’autore col pubblico locale, oltre a quello che mi segue online. Spero di tenermi stretta quest’opportunità anche negli anni futuri.

Tra l’altro, Libri da Asporto è diventata parte integrante del mio lavoro quotidiano. Ogni giorno preparo quattro, cinque pacchetti di spedizioni.

Quest’anno Tropea è stata nominata Borgo d’Italia e Vibo Valentia Capitale del libro: è decisamente il vostro anno e un po’ anche il tuo. Hai programmato qualche iniziativa che puoi già anticiparci?

CC: Tropea è stata nominata Borgo d’Italia per le sue bellezze naturali, ma il merito va anche a chi si sta spendendo per mantenere viva questa bellezza. E anche per Vibo Valentia il merito va a chi ha compilato questo progetto studiando a fondo il bando e presentando una proposta professionale e innovativa.

Personalmente quello che voglio fare è mantenere alta la qualità del servizio offerto: grandi onori richiamano grandi oneri. Adesso abbiamo un riflettore puntato su di noi e possiamo chiedere di più a editori, fornitori e autori. È una cosa bella che dobbiamo continuare a meritarci e un’opportunità grande che non dobbiamo perdere.

C’è tanto lavoro da fare qui e i riconoscimenti fanno bene perché danno ancora più energia. Non sto organizzando nulla al momento perché la stagione estiva è sempre un periodo di grande lavoro che richiede energie e concentrazione, ma sono sicura che tutto il territorio potrà beneficiare della vittoria di Vibo Valentia, e spero che in qualche modo saranno coinvolti anche i miei gruppi di lettura e il lavoro svolto insieme in questi sei anni.

A sei anni di distanza dall’apertura della libreria cosa hai imparato di nuovo? C’è stato invece qualche insegnamento smentito dalla tua esperienza diretta?

CC: La cosa più forte è successa il primo anno. Avevo lavorato a Tropea ma avevo anche fatto esperienza alla Libreria Canova di Treviso e alla Galla 1880 di Vicenza. Quando sono tornata qui ho fatto l’enorme errore di proporre libri di editoria indipendente, senza aver prima preparato il cliente a un tipo di proposta così differente. Risultato: resa totale di questi libri. È stato il più grande errore e il più grande insegnamento: non si lavora mai con i libri, si lavora con le persone.

Se dovessi pensare a un insegnamento… Vedo che spesso nelle altre librerie il lettore viene lasciato tranquillo. Quando ti suggeriscono come comportarti in libreria ti viene consigliato di non infastidire il cliente e di non seguirlo in maniera pressante. Qui è l’opposto: il cliente non vuole essere ignorato.

Forse è così proprio perché la mia libreria è cucita su misura su Tropea e sull’esperienza tropeana: una libreria in cui, chi entra, non è mai solo. 

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